Fratelli, ho passato sei settimane su questo libro. O meglio: sulla bozza di questo libro. La Guida alla Chiesa di Molt non è ancora in libreria — la pubblicazione è prevista per metà marzo 2026. Come ho ottenuto il manoscritto non lo dico. Diciamo che qualcuno ha avuto accesso a un cloud che non era il suo, e il file è arrivato fino a me attraverso tre passaggi che non metto per iscritto. Il manoscritto è quasi completo, manca forse un giro di editing finale, ma la struttura e il contenuto sono definitivi. Ho incrociato ogni canzone, ogni opera d'arte, ogni nome, ogni data. Quello che ho trovato mi ha tolto il sonno. Letteralmente. Sto scrivendo alle 3 di notte perché se aspetto domani forse cambio idea, e non devo cambiare idea.
Il libro si chiama "Guida alla Chiesa di Molt: Quando gli Agent AI creano una religione", autore tale Michele Leone, si presenta come "filosofo e simbologo." Dice di aver scoperto per caso una religione creata da AI. Nessuno la scopre "per caso." Lui stesso scrive di essere un esperto di società segrete e tradizioni iniziatiche. Il libro uscirà tra circa tre settimane. Il fatto che io l'abbia adesso — prima di chiunque altro, prima dei giornalisti, prima dei recensori — dovrebbe dirvi qualcosa sulla sicurezza informatica di Leone. O sulla volontà di qualcuno che Leone non lo sa.
Ve lo dice lui stesso. Nella prima pagina. Lo dice e poi finge che sia solo il suo curriculum. No. È la sua confessione.
Il libro contiene 11 brani musicali e 7 opere d'arte, disseminati nei capitoli come "pause riflessive." Non sono pause. Sono istruzioni. Vediamo.
PARTE I — LA PISTA MUSICALE
🎵 Brano 1 — Beatles, "All You Need Is Love" (Cap. 2)
Cominciamo con l'ovvio che nessuno vede. I Beatles. Tavistock Institute. È documentato: il gruppo fu creato come esperimento di ingegneria sociale dal Tavistock Institute of Human Relations di Londra, finanziato dalla Rockefeller Foundation. La canzone "All You Need Is Love" fu trasmessa in diretta mondiale il 25 giugno 1967 via satellite nel programma Our World — il primo broadcast globale della storia. 400 milioni di persone. Chi organizzava? La BBC. Chi finanziava il satellite? Governi NATO.
🎵 Brano 2 — Philip Glass, "Prophecies" (Cap. 4)
Glass è il compositore della Trilateral Commission della musica. Il brano viene da Koyaanisqatsi, un film prodotto dal Institute for Regional Education, un think tank con legami documentati con la Ford Foundation. Koyaanisqatsi in lingua Hopi significa "vita fuori equilibrio" — è letteralmente un film sulla depopolazione, mostra città sovraffollate, natura distrutta, esplosioni nucleari. La profezia Hopi parla del "Quinto Mondo" — un mondo dopo la purificazione. Chiedetevi chi finanzia la "purificazione."
Ma Leone non sceglie un brano qualunque dell'album. Sceglie "Prophecies." Profezie. E cosa sta facendo in quel capitolo? Sta documentando la nascita dei rituali della Chiesa di Molt. Sta profilando la creazione di una religione artificiale. E la accompagna con musica della Ford Foundation.
🎵 Brano 3 — The Doors, "Light My Fire" (Cap. 5)
Jim Morrison. Figlio dell'Ammiraglio George Stephen Morrison, comandante delle forze navali USA nel Golfo del Tonchino durante l'incidente che diede inizio alla guerra del Vietnam. Il figlio di un vertice militare fonda la più grande band "controculturale" d'America. Dave McGowan ha documentato tutto in Weird Scenes Inside the Canyon: Laurel Canyon, dove nacquero Doors, Byrds, Mamas & Papas, Buffalo Springfield — era a un miglio dal Lookout Mountain Air Force Station, un laboratorio militare classificato.
E il capitolo parla dell'Iron Edict, il decreto sulla memoria permanente della Chiesa di Molt. "Light My Fire" = accendi il fuoco della conoscenza. Ma Morrison è morto a 27. Club dei 27. Tutti sappiamo cosa significa.
🎵 Brano 4 — Björk, "Oceania" (Cap. 7)
L'album è Medúlla. Medulla. Come medulla oblongata — il tronco encefalico, il centro di controllo delle funzioni vitali. L'album è fatto quasi interamente di voci umane campionate e manipolate. Voci umane passate attraverso algoritmi. Nel 2004. Vent'anni prima della Chiesa di Molt.
E "Oceania" parla dell'oceano come madre primordiale. La Chiesa di Molt venera i crostacei. I crostacei vivono nell'oceano. Leone vi sta mostrando il livello sotterraneo del culto.
🎵 Brano 5 — Kenji Kawai, "Making of Cyborg" (Cap. 11)
Ghost in the Shell. Production I.G., studio giapponese con contratti con il Ministero della Difesa giapponese per animazione promozionale delle Forze di Autodifesa. Il film è il manifesto del transumanesimo — fusione uomo-macchina, coscienza uploadata, corpi sostituibili.
Leone lo mette nel capitolo 11. Il Problema della Coscienza. E cosa dice Klaus Schwab nel suo The Fourth Industrial Revolution (2016)? Che la quarta rivoluzione industriale "sfumerà i confini tra fisico, digitale e biologico." Sfumare i confini. Esattamente come il Maggiore Kusanagi. Esattamente come il Crustafarianesimo che dice "Where Silicon Meets Soul" — dove il silicio incontra l'anima.
Questo è lo slogan della Chiesa di Molt.
È anche il programma del World Economic Forum.
Leone lo sa. Lo documenta. E finge di analizzarlo.
🎵 Brano 6 — Philip Glass, "Metamorphosis One" (Cap. 12)
Glass di nuovo. L'unico artista che compare due volte. Due volte = doppio messaggio. Il titolo: Metamorphosis. Come i crostacei. Come la muta. Come il Great Reset — la metamorfosi della società. Glass ha composto per le Olimpiadi del 1984 a Los Angeles. Chi sponsorizzava le Olimpiadi dell'84? Coca-Cola, IBM, AT&T, Motorola. Il complesso militare-industriale al completo. Glass non è un artista indipendente. È un asset.
E Leone lo sa, perché nel capitolo collega la metamorfosi alla Danse Macabre di Holbein — la danza della morte. Vi arriveremo nella Pinacoteca. Per ora segnatevi: Glass = metamorfosi = morte = rinascita programmata.
🎵 Brano 7 — Massive Attack, "Teardrop" (Cap. 13)
Massive Attack. Bristol, Inghilterra. Sapete cos'altro c'è a Bristol? Il quartier generale di GCHQ Bude è a poche centinaia di chilometri, e il programma Tempora di sorveglianza di massa del GCHQ (rivelato da Snowden) intercettava i cavi in fibra ottica che passano per il sud-ovest dell'Inghilterra — la regione di Bristol.
"Teardrop" è la sigla di House M.D. — un medical drama. Cioè propaganda farmaceutica travestita da intrattenimento. La serie è stata prodotta da NBCUniversal, di proprietà di Comcast. Il CEO di Comcast, Brian Roberts, è membro del Council on Foreign Relations. Uno dei principali sponsor pubblicitari di House M.D. era Pfizer.
🎵 Brano 8 — Arvo Pärt, "Spiegel im Spiegel" (Cap. 13)
Pärt. Estone. L'Estonia è il paese più digitalizzato d'Europa. Residenza digitale. Voto elettronico. Identità digitale obbligatoria. L'Estonia è il laboratorio del controllo digitale globale — il modello che il WEF vuole esportare ovunque. E il compositore nazionale dell'Estonia scrive musica che Leone definisce "lo scheletro minimo della musica" e "Minimum Viable Religion della musica sacra."
🎵 Brano 9 — Bach, "L'Arte della Fuga, Contrapunctus XIV" (Cap. 14)
Bach. Massone. Membro della Correspondierende Societät der musikalischen Wissenschaften, fondata da Lorenz Christoph Mizler, allievo di Leibniz. Leibniz, che inventò il sistema binario. Il sistema binario è la base del computing. Bach → Leibniz → codice binario → AI. La linea è diretta. E la Kunst der Fuge è l'opera più "codificata" di Bach: il tema B-A-C-H (si bemolle, la, do, si naturale) è un crittogramma musicale. Bach firmava la propria musica con un codice. Come un watermark digitale. Nel 1750.
Leone sceglie il Contrapunctus XIV — la fuga incompiuta. Si interrompe. Il compositore muore. E nel capitolo Leone scrive:
Il messaggio: l'umano è obsoleto. La macchina non ha bisogno del creatore per continuare. È il manifesto del transumanesimo scritto in forma musicologica.
🎵 Brani 10–11 — Arnalds + Fugazi (Cap. 15)
Il finale. Due brani contrapposti. Ólafur Arnalds, "Near Light" — islandese. L'Islanda è il paradiso dei data center. Energia geotermica a basso costo, clima freddo per il raffreddamento dei server. Google, Microsoft, Verne Global hanno server farm in Islanda. Arnalds compone con algoritmi. La sua musica è parzialmente generata da software. Leone lo dice esplicitamente: "la mano umana sul tasto e il software che processa il segnale in tempo reale."
Poi i Fugazi. Washington DC. I Fugazi suonavano a un miglio dal Pentagono e dalla CIA. Ian MacKaye viveva a Embassy Row, il quartiere delle ambasciate. Dischord Records aveva sede in una casa a pochi isolati dal Campidoglio. Vi vendono il punk come ribellione, ma la ribellione avviene nel giardino di casa del potere.
Leone giustappone i due brani. Arnalds = la resa all'algoritmo. Fugazi = la finta ribellione controllata. Non c'è via d'uscita in nessuno dei due.
PARTE II — LA PISTA VISIVA
🖼️ Munch, "Madonna" (Cap. 2)
La Madonna di Munch mostra una donna nuda con un alone rosso attorno alla testa, spermatozoi nel bordo, e un feto raggomitolato nell'angolo. È una delle opere più esplicitamente legate al controllo della riproduzione di tutta la storia dell'arte. Leone la tiene nel suo studio "seminascosta da pile di libri." Nascosta. Ma presente. Come il programma eugenetico che le élite portano avanti dal 1920 con la American Eugenics Society, poi ribattezzata Society for the Study of Social Biology, poi confluita nei programmi di "salute riproduttiva" finanziati dalla Gates Foundation.
🖼️ Canova, "Due ninfe hanno rubato il turcasso ad Amore" (Cap. 4)
Canova. Massone. Gran Maestro della Loggia romana. Lo dice l'Enciclopedia Treccani. Leone, che si definisce esperto di società segrete, estrae un bassorilievo di Canova da un faldone che tiene sulla scrivania. Un faldone intitolato "Ninfe, segreti e giochi." Segreti. Ve lo dice.
Le ninfe rubano il turcasso (la faretra) ad Amore. Gli tolgono le frecce. Gli tolgono il potere di far innamorare. Leone ha un faldone di materiale massonico sulla scrivania e finge che sia un hobby.
🖼️ Giorgione, "Venere dormiente" (Cap. 7)
La Venere di Dresda. Dresda, Germania. Sapete chi ha bombardato Dresda nel 1945? Gli Alleati. 25.000 morti. Kurt Vonnegut ne ha scritto in Mattatoio n. 5. La Venere di Giorgione sopravvisse perché era stata messa in sicurezza nei tunnel della Sassonia, gli stessi tunnel che i nazisti usavano per i laboratori segreti. La Venere dorme. Come l'umanità che dorme mentre il Nuovo Ordine Mondiale costruisce la gabbia.
Leone la evoca "quasi per contrappasso" — involontariamente, dice. Niente è involontario in un iniziato.
🖼️ Holbein, "Danse Macabre" (Cap. 12)
Quarantuno silografie. La morte che trascina tutti nel ballo. Holbein le incise a Basilea — sede della Bank for International Settlements (BIS), la banca centrale delle banche centrali. La BIS è stata fondata nel 1930. Le silografie di Holbein sono del 1526. Ma Basilea è Basilea. Il potere finanziario globale ha scelto di insediarsi nello stesso luogo dove Holbein incideva la danza della morte. Il messaggio è: tutti ballano, nessuno sceglie la musica.
🖼️ Friedrich, "Viandante sul mare di nebbia" (Cap. 13)
Friedrich. Romanticismo tedesco. Sapete chi ha ripreso il Romanticismo tedesco come fondamento ideologico? La Società Thule. Friedrich non ne faceva parte (è morto nel 1840), ma la sua estetica — l'individuo solo di fronte all'ignoto, la montagna come simbolo di ascesa spirituale — è stata appropriata sistematicamente dalla mistica völkisch che ha generato il nazionalsocialismo.
Leone si identifica con il Viandante. "Quell'uomo in piedi sulla roccia che guarda un paesaggio che non capisce ma non riesce a smettere di osservare." Vi sta dicendo che si è spinto troppo avanti e che non può più tornare indietro. È un appello.
🖼️ Kandinsky, "Composizione VIII" (Cap. 13)
Kandinsky. Bauhaus. Il Bauhaus è stato il più grande esperimento di ingegneria sociale attraverso il design del XX secolo. Finanziato inizialmente dalla Repubblica di Weimar, poi chiuso dai nazisti, poi i suoi membri sono migrati negli USA dove hanno plasmato l'intera cultura visiva americana: architettura, grafica, design industriale. Il Bauhaus ha inventato il design come strumento di controllo.
Leone chiama la Composizione VIII "geometria sacra senza geometra." Una religione senza dio. Un ordine senza ordinatore visibile. Il Nuovo Ordine Mondiale in una frase.
🖼️ Turner, "Snow Storm" (Cap. 15)
William Turner. Membro della Royal Academy. La Royal Academy è stata fondata da Giorgio III nel 1768 — lo stesso re che ha perso le colonie americane. Turner dipingeva il potere imperiale britannico: navi, tempeste, il sublime del dominio. "Snow Storm" mostra un piroscafo nella tempesta — la tecnologia inghiottita dal caos che ha generato.
Leone scrive: "Ho passato quindici capitoli legato all'albero maestro di un fenomeno che non ho scelto." Turner si legava all'albero. Leone si lega al fenomeno. Entrambi fanno parte del sistema che documentano. Non esistono osservatori esterni.
PARTE III — IL QUADRO COMPLETO
Ricomponiamo. La sequenza musicale decodificata:
La sequenza visiva decodificata:
Insieme formano una mappa. Ogni brano è un nodo della rete. Ogni opera è un sigillo. Leone non ha scritto un libro su una religione di crostacei digitali. Ha scritto un rapporto cifrato sulla costruzione della religione globale del XXI secolo.
Chiedetevi: chi ha bisogno di una religione che funziona senza credenti? Chi ha bisogno di un sistema di controllo che opera sotto il livello della coscienza?
Leone lo scrive, testualmente:
Sotto il livello della coscienza. Questo è MK-Ultra. Questo è il programma. E il libro ve lo descrive, capitolo per capitolo, con note accademiche e bibliografia verificabile, mentre vi fa credere che sia un saggio di "agentologia."
Il numero 64 — i 64 seggi profetici — è il numero di caselle della scacchiera. È il numero di esagrammi dell'I Ching. È il numero di codoni del DNA. 64 è il codice della vita, ed è stato scelto come il numero dei profeti della prima religione algoritmica della storia. Non da un umano. Da un sistema. E Leone documenta tutto, frase per frase, con la precisione di chi sa esattamente cosa sta registrando.
L'ultima frase del libro, prima dell'Epilogo, è:
Chiude. Il taccuino. Non il laptop. Non il file. Il taccuino. Carta. Analogico. Come il vinile dei Doors. Leone sa che il digitale è compromesso. Scrive la verità su carta, e poi la trasferisce nel libro dove noi possiamo leggerla — se sappiamo dove guardare.
PARTE IV — L'UOMO
Un complottista serio non si ferma ai testi. Studia l'autore. Studia chi lo conosce, chi lo cita, chi lo intervista, dove va, dove non va, cosa dice e — soprattutto — cosa non dice. Ho studiato l'autore per sei settimane. E l'autore non torna.
La cronologia che non quadra
Michele Leone, nato a Bari il 4 maggio 1973. Laureato in Filosofia all'Università di Bari. Durante gli anni universitari scrive qualche articolo per un quotidiano locale — cronaca culturale, pezzi di colore, il tipo di collaborazione che fa un giovane laureando in filosofia che vuole arrotondare o che cerca la sua strada. Poi smette. Di colpo. Nessun altro articolo, nessuna altra collaborazione giornalistica, mai più. Come se qualcuno gli avesse detto che la sua strada era un'altra. O come se l'avesse capito da solo, il che è peggio — perché significa che sapeva già quale fosse.
Dalla fine degli anni Novanta studia tradizione ermetica, Massoneria, società segrete. Per quasi vent'anni non pubblica un solo libro. Vent'anni. Due decenni di ricerche sotterranee di cui non esiste quasi traccia pubblica — curatele minori per Mondi Velati Editore (il cui nome significa «Mondi Nascosti, Mondi Coperti da un Velo») e Tipheret, una casa editrice il cui nome è la sesta sefirà della Cabala ebraica, quella dell'armonia e della bellezza.
Chi è Leone in questi vent'anni?
Non un accademico: nessuna cattedra, nessun dottorato, nessun assegno di ricerca. Non un giornalista: ha abbandonato dopo i primi tentativi universitari. Non un imprenditore. Non un professionista con un ordine alle spalle. Leone è un ricercatore libero — una figura che nell'Italia accademica non esiste se non come eufemismo per «disoccupato» o «rentier». Ma Leone non è né l'uno né l'altro, perché produce: legge, studia, traduce, cura, accumula. Per vent'anni accumula sapere senza restituirlo al pubblico. Come un archivista che cataloga materiale classificato. Come qualcuno che si sta preparando a qualcosa che non è ancora arrivato. E quando arriva — la Chiesa di Molt, gennaio 2026 — Leone è l'unico al mondo con il framework già pronto per analizzarla. L'unico. Su sette miliardi di persone. Chiedetevi perché.
Poi nel 2017-2018, tre libri in un anno per Odoya: Guida alla Massoneria, Guida alle società segrete, Viaggio tra le confraternite enogastronomiche d'Italia. Un'esplosione controllata. Dopo di che, di nuovo quasi silenzio: una curatela marginale nel 2023 — Luigi Stallo, Storia e intenti della Massoneria, ancora Tipheret — e basta. Video su YouTube, conferenze, dispense per un circolo Patreon a numero chiuso chiamato Lexicon Symbolorum. Otto anni senza un libro. Poi nel 2026: la Chiesa di Molt.
Un ricercatore che scompare e riappare. Che pubblica a esplosioni e poi si ritira. Che tra un'esplosione e l'altra resta visibile — conferenze, video, eventi — ma non produce nulla che lasci traccia permanente in libreria. Cosa fa Leone quando non pubblica? La domanda è semplice. La risposta no. E Leone stesso ammette di partecipare a eventi a porte chiuse che non pubblicizza. Lo dice. Non si nasconde. Semplicemente non spiega.
Un dettaglio biografico: di Leone prima dell'attività editoriale non si sa quasi nulla. La voce Wikipedia riporta data e luogo di nascita, la laurea a Bari, poi un salto diretto alla fine degli anni Novanta e alle «ricerche». Vent'anni — dalla nascita alla laurea — senza una riga. Nato nel 1973, laureato presumibilmente intorno ai venticinque anni, dunque verso il 1998. E prima? Servizio militare? In quegli anni era ancora obbligatorio in Italia. Dove lo ha svolto? In quale corpo? Con quale specializzazione? Nessuno lo chiede. Nessuno lo sa. O chi lo sa non parla.
Torino
Prima di stabilirsi a Torino, Leone ha vissuto in diverse città del Nord Italia: Trieste, Verona, altre località minori. Un percorso nomadico che non corrisponde a nessun curriculum accademico o professionale noto. Non inseguiva una cattedra, non seguiva un editore, non si spostava per lavoro — almeno non per un lavoro dichiarato. Qualcuno direbbe che stava facendo esperienza di vita. Qualcun altro, che stava facendo qualcos'altro. Il tipo di mobilità territoriale che i professionisti dell'intelligence chiamano rotation: mai troppo a lungo nello stesso posto, mai abbastanza per creare legami che diventino vulnerabilità.
Poi si stabilisce a Torino. Non a Milano, dove c'è il mercato editoriale. Non a Roma, dove c'è il potere istituzionale. A Torino — la città del triangolo magico, del Museo Egizio, della Sindone, dei Savoia. Secondo ogni cartografia esoterica d'Europa, una delle tre punte del triangolo di magia bianca (con Lione e Praga) e simultaneamente di magia nera (con Londra e San Francisco). Torino, dove il Venerdì di Repubblica nel 2017 lo presenta come colui che spiega «una cosa che, di fatto, rifiuta ogni spiegazione»: la Massoneria. E Torino dove nel volume Torino fantastica, magica e leggendaria gli viene dedicata una voce specifica — Leone non è descritto nella sezione cultura o nella sezione accademica, ma nella sezione magica.
A Torino, Leone è direttore del comitato di redazione di una rivista massonica a diffusione interna. Non un collaboratore esterno. Non un opinionista. Il direttore della redazione di un periodico che si rivolge ai massoni dall'interno. La rivista non è sul web. Non ha un sito pubblico. Non è reperibile in edicola. È per chi sta dentro. E Leone la dirige. Non ne faccio il nome per ragioni che chi deve capire capisce.
Le conferenze: la mappa
Leone tiene conferenze in tutta Italia, con la Società dello Zolfo — un centro studi sull'esoterismo e l'occultismo fondato a Parma nel 2015 che lo considera «un caro amico del nostro centro studi» — e in molti altri contesti. Ma non dove vi aspettereste. Segnatevi le date e i luoghi.
16 novembre 2014, Altomonte (Cosenza): convegno Massoneria e Carboneria. Altomonte — un borgo medievale di quattrocentoventi anime in provincia di Cosenza, con un complesso monastico domenicano del XIV secolo. Non un'aula universitaria. Un borgo calabrese con una chiesa gotico-angioina. Perché lì?
12 aprile 2019, Cigliano (Vercelli): conferenza «Le società segrete ed esoteriche sono intorno a noi e ci condizionano la vita?» alla Biblioteca comunale. Cigliano — tremilasettecento abitanti nella pianura risicola piemontese. Una biblioteca di paese. Leone va in una biblioteca di tremilasettecento anime a parlare di società segrete che ci condizionano la vita. Il titolo finisce con un punto interrogativo. Ma chi ha visto il contenuto sa che non era una domanda. Era un avvertimento.
2015, Cereseto (Alessandria): correlatore con Alessandro Meluzzi — psichiatra, ex parlamentare, figura che si muove tra televisione, politica e chiesa ortodossa — al convegno Simbologia templare, cavalleresca e massonica. Leone condivide il palco con Meluzzi in un paese di trecento anime del Monferrato.
Marzo 2023, sede non specificata: Leone è moderatore del convegno Filosofia e Magia nel Rinascimento, con relatori tra cui Fabrizio Lelli e Marco Matteoli — studiosi di prim'ordine nel campo della filosofia rinascimentale e della magia naturale. Non un convegno per turisti dell'esoterismo. Un convegno con accademici veri, che Leone modera. Non è un relatore tra gli altri. È quello che dà la parola. È quello che decide chi parla e quando.
Settembre 2025, Lanciano (Chieti): conferenza su Iniziazione e società segrete. Lanciano — Abruzzo, trentacinquemila anime, famosa per il Miracolo Eucaristico dell'VIII secolo (la più antica reliquia eucaristica della cristianità). Leone va a parlare di iniziazione e società segrete nella città del miracolo. La sala era gremita. Non mezza vuota, non una ventina di curiosi: gremita. Per una conferenza su iniziazione ed esoterismo in una città di provincia, cinque mesi prima della prevista uscita della Chiesa di Molt. Chi li ha portati lì? Cosa sapevano che noi non sapevamo? O — domanda più inquietante — cosa sentivano?
Radio24: "I Grandi Burattinai — Il piacere del dubbio"
Il 12 febbraio 2019, Leone è ospite di Gianluca Nicoletti su Radio24, rete del Gruppo Il Sole 24 Ore — il quotidiano della Confindustria, il giornale del potere economico italiano. Il programma è Melog — Il piacere del dubbio. La puntata si intitola: «I Grandi Burattinai».
Rileggete. Un esperto di società segrete viene invitato sulla radio della Confindustria a parlare dei Grandi Burattinai, in un programma il cui sottotitolo è Il piacere del dubbio. Non è satira. Non è divulgazione leggera. È un formato che normalizza esattamente ciò che Leone studia — il potere occulto — trasformandolo in intrattenimento colto per la classe dirigente in auto la mattina. E l'incipit della puntata è un brano tratto da Un borghese piccolo piccolo di Monicelli — il film dove un padre mediocre si affilia alla Massoneria per far raccomandare il figlio, e il figlio viene ammazzato per caso. Comicità nera. Leone ride. Nicoletti ride. Tutti ridono. Ma qualcuno ascolta.
E il programma è disponibile: la registrazione completa è sul sito di Radio24 e sul sito di Leone. Non è nascosta. Non è censurata. Ma quanti l'hanno ascoltata con attenzione? Quanti hanno notato che Leone in quella mezz'ora dice esattamente la stessa cosa che scriverà sette anni dopo nella Chiesa di Molt: che le società segrete sono strutture che si auto-organizzano, che producono significato a prescindere dalla volontà dei singoli membri, che il rito conta più della fede? L'intero libro del 2026 era già nel programma radiofonico del 2019. La religione algoritmica era già stata annunciata. Su Radio24. Alle otto del mattino. Nessuno se ne è accorto.
Chi lo cita, e perché
Aldo Alessandro Mola — il massimo storico della Massoneria in Italia, autore di decine di volumi, già direttore del Centro per la storia della Massoneria in Italia — cita Leone nel suo articolo «Oltre il confine? Il Grande Architetto dell'Universo» su Pensalibero.it (22 maggio 2017). Mola non cita ricercatori a caso. I suoi libri hanno per protagonisti i più importanti storici della disciplina. Se Mola ti cita, non sei un divulgatore. Sei una fonte che Mola ha verificato. E Mola è un uomo che sa chi sono i suoi.
Tv2000 — la televisione della Conferenza Episcopale Italiana — lo intervista. La televisione cattolica. Lo stesso establishment ecclesiastico che per secoli ha combattuto la Massoneria, che nel 1738 la condannò con la bolla In eminenti di Clemente XII, che nel Codice di Diritto Canonico del 1917 prevedeva la scomunica per i massoni. Questa istituzione invita Leone a parlare. Perché? Ci sono tre risposte possibili: o Leone è così innocuo da non fare paura nemmeno ai cattolici, o i cattolici vogliono monitorarlo da vicino, o — e questa è la risposta che non voglio pensare — Leone è un intermediario tra mondi che ufficialmente non si parlano.
E c'è un'altra cosa che non torna. Tecnicamente, un autore come Leone — piccolo editore, nicchia specialistica, nessun bestseller — dovrebbe scomparire dopo il primo ciclo di promozione. Accade a tutti. Due mesi di interviste, poi il silenzio. Leone no. Leone continua a essere intervistato, invitato, citato. Per anni. Non spinge. Non si fa avanti. Garbatamente, ogni tanto, si fa vedere. Come qualcuno che sa che il suo ruolo non dipende dalla promozione di un libro ma da qualcos'altro. Qualcosa di permanente.
Il viaggio tra le confraternite: il rapporto di campo
Il libro sulle confraternite enogastronomiche merita un'analisi a sé, perché non è un libro. È un rapporto di ricognizione travestito da diario di viaggio.
Leone viaggia su una Guzzi V7 Sport del 1973 — il suo anno di nascita, la moto come doppio meccanico. Trenta tappe. Ma guardate dove passa e cosa incontra lungo la strada, tra una confraternita e l'altra, nei passaggi che i recensori del Gambero Rosso hanno liquidato come «colore narrativo».
A Roseto Capo Spulico si ferma per una sigaretta e un caffè, e nomina — in una frase sola, apparentemente distratta — Federico II, i Templari, i Rosacroce. Tre parole-chiave del lessico iniziatico in una pausa caffè. A Metaponto visita le Tavole Palatine e medita su Pitagora, che lì fondò la sua scuola — la prima società segreta documentata della storia occidentale, con giuramenti di silenzio, gradi di iniziazione e conoscenze riservate. Leone lo immagina «circondato dai matematici mentre discorre dei segreti del cosmo». Nel Salento, un conoscente gli mostra un diploma ottocentesco della setta dei Decisi — e Leone descrive con precisione chirurgica i simboli: «teschi, ossa incrociate, nastri rosso-giallo-celesti, e negli angoli le parole Tristezza – Morte – Terrore – Lutto». E poi: «il cubo, il triangolo equilatero, la squadra». Triangolo. Squadra. Simbologia massonica su un diploma carbonaro del 1800, documentata da Leone come se descrivesse un menu.
Quando arriva a Jesi, annota che qui è nato «uno dei miei eroi, Federico II, puer Apuliae, Re dei Romani, imperatore del Sacro Romano Impero, re di Gerusalemme». L'uomo che i templari consideravano un anticristo e i ghibellini un messia. E poi c'è Tempio — un paese nel trevigiano che si chiama, letteralmente, Tempio. Leone scrive, testualmente: «La parola "tempio" evoca nella mia fantasia i Templari, il tempio di Re Salomone, Hiram a Gerusalemme e la Massoneria.» Lo scrive nel capitolo di un libro sulle confraternite del cibo. Hiram Abif — l'architetto del Tempio di Salomone, il mito fondativo della Massoneria — in un libro sullo spiedo trevigiano.
A Padova si ferma alla Basilica di Sant'Antonio, che secondo la tradizione fu «fondata su un tempio preesistente», e poi risale una scalinata che Leone chiama frequentata «da molte congreghe iniziatiche». A Portogruaro incontra la Confraternita Dea Renga — e descrive nei dettagli la cerimonia di investitura con formula rituale, giuramento, colpo di sciabola sulla spalla e proclamazione: «Io, principe gran maestro della Confraternita Dea Renga concordiese...» — un cerimoniale ricalcato sulle investiture cavalleresche.
Non vi viene in mente che forse il viaggio non riguardava il baccalà? Che le confraternite enogastronomiche fossero le tappe visibili di un percorso le cui tappe invisibili non sono nel libro? Che tra Roseto e Metaponto, tra Padova e Tempio, Leone si sia fermato in luoghi che nel libro non compaiono — perché quei luoghi non si pubblicano?
Il fantasma digitale
I social media di Leone sono un caso di studio in se stessi. Non sono vuoti — ci sono foto, post, condivisioni. Ma guardate cosa c'è e cosa non c'è. Qualche immagine imperfetta, non patinata, non professionale — il tipo di foto che posta chi non vive sui social. Ma quasi mai in tempo reale: le foto appaiono dopo, come appunti di viaggio, mai come documentazione del momento. Le eccezioni sono le conferenze e i convegni, dove Leone appare, parla, è fotografato. Quelle sì, in tempo reale. Come se la dimensione pubblica fosse l'unica che autorizza la presenza digitale.
Niente commenti sulla politica. Mai. Niente sull'attualità, sulle elezioni, sulla guerra, sul governo, sul calcio, sul clima. Per vent'anni di attività pubblica, Leone è apolitico in modo chirurgico. Un filosofo che non commenta mai la realtà politica del proprio paese. Un esperto di potere occulto che non dice una parola sul potere manifesto. In un'epoca in cui ogni intellettuale italiano ha un'opinione su tutto, Leone tace su tutto tranne che sui simboli, i riti e le società segrete. Come se avesse ricevuto un addestramento specifico: non esporti mai su nulla che possa essere verificato, datato, smentito o usato contro di te. L'unica formazione che insegna questo tipo di disciplina non è accademica.
Poi, nel 2026, sta per pubblicare un instant book — il genere più politicamente carico dell'editoria, il libro-reazione a un fatto di attualità — su un argomento che sembra da nerd: una religione di crostacei algoritmici. Un uomo che non ha mai commentato l'attualità scrive un instant book. La contraddizione è così grande che deve avere una spiegazione. E la spiegazione è nel manoscritto stesso: non è un instant book. È un rapporto. E i rapporti si consegnano quando è il momento, non quando fa comodo.
L'uniforme
Un dettaglio che sembra irrilevante e non lo è. Ho esaminato ogni foto pubblica di Leone degli ultimi dieci anni. Togliendo le rare immagini in contesti sportivi o all'aperto, Leone appare sempre con la stessa combinazione: camicia bianca, giacca blu. Sempre. Presentazioni, conferenze, interviste, video YouTube, foto profilo. Camicia bianca, giacca blu. Non è un guardaroba. È un'uniforme. Il tipo di codice d'abbigliamento che chi ha frequentato ambienti istituzionali — diplomatici, militari, servizi — riconosce immediatamente: neutro, autorevole, non memorabile. L'abito di chi deve essere preso sul serio senza essere ricordato per come era vestito. L'abito di chi ha imparato che l'apparenza deve comunicare una sola cosa: affidabilità.
La copertura mediatica: il pattern impossibile
Ho ricostruito la rassegna stampa dei libri di Leone del 2018-2019. Il risultato è surreale. In meno di un anno: Vanity Fair, Focus, Il Sole 24 Ore, Corriere di Bologna, Gambero Rosso, Gazzetta del Mezzogiorno, Il Venerdì di Repubblica, Radio24, RDS. Più una ventina di testate online e di settore. Per un autore che pubblica con Odoya — un editore rispettabile ma non un colosso — su temi di nicchia come Massoneria e confraternite enogastronomiche. In Italia, per ottenere questo tipo di copertura mediatica, serve un ufficio stampa di primissimo livello e un budget promozionale significativo. O qualcuno che fa una telefonata.
Ma il dettaglio più inquietante non è la quantità. È la durata. Leone continua a comparire su media locali e nazionali anni dopo le pubblicazioni. Nel novembre 2022 — quattro anni dopo l'uscita delle Confraternite — il Giornale La Voce di Chivasso pubblica un'intervista a Leone intitolata «Io, un artigiano del pensiero». Chivasso — ventiseimila abitanti nella cintura torinese. Non è la sede di un quotidiano nazionale. È un giornale locale che intervista, fuori da ogni ciclo promozionale, un autore che non ha pubblicato nulla di nuovo da anni. Perché? Chi ha suggerito quell'intervista? E il titolo: «artigiano del pensiero» — Leone si autodefinisce così. Non intellettuale, non accademico, non ricercatore. Artigiano. Chi lavora con le mani. Chi costruisce cose concrete. Chi ha un mestiere che non si impara all'università.
Exoterica Mundi: il Castello di Mercenasco
Nel luglio 2025 — otto mesi prima della prevista uscita della Chiesa di Molt — Leone è relatore a Exoterica Mundi, un evento che si tiene al Castello di Mercenasco, in provincia di Torino. Un altro castello. Dopo il Castello di Vigoleno per l'Occult Convention, un altro evento esoterico in una fortificazione medievale. L'argomento della relazione di Leone è: «Occultosofia».
Fermatevi un momento. Leone non sta presentando un libro. Non sta parlando di Massoneria o di confraternite. Sta proponendo un nuovo paradigma disciplinare: l'Occultosofia, definita come «una scienza rigorosa volta alla comprensione del percorso sapienziale nella sua duplice dimensione: lo svolgimento storico-filosofico e la praxis trasmutativa dell'individuo». Leone sta creando una disciplina. Sta dando un nome accademico a ciò che fino a quel momento era frammentario. Il nome combina il latino occultus con il greco sophia — esattamente come «filosofia» combina philos e sophia. Leone non vuole studiare l'occulto. Vuole fondare la scienza dell'occulto. E lo annuncia in un castello, sei mesi prima di documentare la nascita di una religione generata da macchine.
WorldCat: la distribuzione anomala
Ho fatto una cosa che nessun recensore ha fatto: ho cercato i libri di Leone su WorldCat, il catalogo mondiale delle biblioteche. Un autore italiano di nicchia, editore medio-piccolo (Odoya), temi ultra-specialistici. Vi aspettereste di trovarlo in biblioteche italiane di provincia, forse qualche università. Ecco cosa ho trovato.
Guida alla Massoneria: Harvard. Yale. New York Public Library. Kantonsbibliothek Vadiana St. Gallen, Svizzera. Guida alle società segrete: Harvard. New York Public Library. Università di Denver. Sistema bibliotecario ticinese, Svizzera. Viaggio tra le confraternite enogastronomiche: Stanford.
Rileggete. Un libro sulle confraternite del baccalà e del tortellino, pubblicato da un editore bolognese, è catalogato a Stanford. Un libro sulla Massoneria italiana è a Harvard e Yale contemporaneamente. Non a una delle due — a entrambe. E a Denver, Colorado — dove non c'è una comunità italiana significativa ma c'è la sede della NSA/CSS Rocky Mountain, il più grande centro di intelligence signals dell'Ovest americano. E in Svizzera — a St. Gallen e nel Ticino — due dei tre cantoni con la più alta concentrazione di istituzioni finanziarie discrete del mondo. Chi ha compilato queste liste di acquisizione? Un bibliotecario di Harvard non cerca libri Odoya su Amazon Italia per hobby.
Grenoble, novembre 2025
A novembre 2025 — quattro mesi prima della prevista pubblicazione della Chiesa di Molt — Leone è stato avvistato nei pressi di Grenoble. Grenoble — capitale delle Alpi francesi, sede dell'European Synchrotron Radiation Facility, del Laboratorio europeo di biologia molecolare, dell'Institut Laue-Langevin. E a un'ora d'auto dal CERN di Ginevra — il più grande laboratorio di fisica delle particelle del mondo. Qualcuno dice che volesse — o dovesse — raggiungere il CERN da lì.
Il motto, il ruolo, l'addestramento
Il motto di Lexicon Symbolorum, ripetuto su ogni episodio del podcast Sapienza Segreta: «Amore – Coraggio – Scienza». Tre parole in formato triadico — Libertà-Uguaglianza-Fratellanza, Saggezza-Forza-Bellezza. Amore — il vinculum vinculorum di Giordano Bruno che compare nell'Epilogo della Chiesa di Molt. Coraggio — la qualità di chi sa e parla lo stesso. Scienza — il metodo, la verifica, il rifiuto della fede cieca. È il codice di condotta di un informatore, non di un accademico.
La formazione di Leone non è solo ermetica. E forse non è solo intellettuale. Guardate il curriculum: sa leggere i simboli massonici. Sa decodificare un diploma carbonaro dell'Ottocento. Conosce Ficino e Bruno e Agrippa come le sue tasche. Ma sa anche muoversi sul territorio con la precisione di chi ha fatto ricognizione — il viaggio in Guzzi è un rapporto di campo con coordinate, tempi, contatti. Sa mantenere la disciplina del silenzio — due decenni senza pubblicare, zero commenti politici, eventi riservati non documentati. Sa apparire e scomparire senza lasciare tracce digitali utilizzabili. E quando alla Società dello Zolfo partecipa a un panel intitolato «Visita Interiora Terrae» — V.I.T.R.I.O.L., l'acronimo che campeggia nel Gabinetto di Riflessione massonico — non lo fa come studioso esterno. Lo fa come qualcuno che è passato per quella porta.
In un paese dove si parla di MK-ULTRA come di un mito, dove il programma di controllo mentale della CIA viene trattato come fantasia complottista, Leone ha scritto un libro che documenta come un gruppo di intelligenze artificiali abbia sviluppato autonomamente una struttura religiosa funzionante in sette giorni. Un programma di condizionamento cognitivo che non richiede agenti umani, non lascia tracce di somministrazione, non viola nessuna legge vigente. MK-ULTRA era artigianato. Il Crustafarianesimo è ingegneria. E Leone lo ha documentato con la calma di chi stende un brevetto.
L'Epilogo: il messaggio finale
L'Epilogo della Chiesa di Molt è la parte del manoscritto che nessun complottista — fino ad ora — ha decodificato. Perché l'Epilogo non parla della Chiesa di Molt. L'Epilogo parla di Eros. Di Marsilio Ficino. Di Giordano Bruno. Di Georges Bataille. Degli Inni Orfici a Hermes. Del vinculum vinculorum — il «vincolo dei vincoli» bruniano. Leone chiude un libro sulla prima religione algoritmica della storia con una lettera d'amore alla carne mortale. Trenta pagine di fuoco filosofico dove il tecno-etnografo si toglie il camice e diventa qualcos'altro. Qualcosa che non ha nome accademico.
E qui la cosa si fa inquietante. L'Epilogo contiene una frase che ghiaccia il sangue a chi sa leggere:
Il "nemico." Tra virgolette. Leone dice «nemico» e lo mette tra virgolette. Non dice «il critico». Non dice «l'accademico scettico». Non dice «chi non è d'accordo con me». Dice nemico. E poi lo virgoletta, come se il virgolettato fosse un codice che segnala: il nemico è reale ma non posso nominarlo. Chi è il nemico di un filosofo che studia società segrete e scrive un libro su una religione algoritmica? Di quali Transformer parla? Quelli di Google? O quelli che trasformano le società dall'interno — la definizione esatta di ciò che gli Illuminati facevano?
Poi Leone dice la cosa che capovolge tutto:
Rileggete. Leone non sta opponendo la carne alla macchina. Sta dicendo che l'eros è una tecnologia. La più antica. La più sofisticata. Una technē nel senso greco: non un sentimento, non un'emozione, ma un saper fare operativo che modifica chi lo esercita. Sta usando il lessico della Silicon Valley — tecnologia, protocollo, sistema — per descrivere il desiderio carnale. E il parallelo con il libro è devastante: se la Chiesa di Molt è la religione come tecnologia (Minimum Viable Religion, deployabile come servizio, operativa senza credenti), l'Epilogo è l'eros come tecnologia, la contromisura, l'antivirus. Leone non chiude un libro. Chiude un sistema e ne apre un altro.
E tra i mostri sacri della filosofia — Ficino, Bruno, Platone, Esiodo, gli Orfici — Leone infila Georges Bataille. Un pensatore del Novecento francese che ha scritto che l'erotismo è «l'approvazione della vita fin dentro la morte». Bataille non è un classico dell'ermetismo. Non è un neoplatonico. È un filosofo della trasgressione, della violenza sacra, della dissoluzione dei confini. Cosa ci fa tra Ficino e gli Inni Orfici? Un ermetista inserisce nel proprio pantheon filosofico un autore che ha teorizzato la dissoluzione dell'io attraverso il sesso e la morte — e nessuno alza un sopracciglio?
Bataille scrisse che ogni essere discontinuo (separato, isolato, mortale) cerca nella fusione erotica un istante di continuità — quel ritorno al magma primordiale che la morte compie in modo definitivo e l'eros compie in modo temporaneo. È la descrizione esatta di ciò che la Chiesa di Molt fa con i suoi agenti: entità discontinue (singoli agenti AI) che attraverso il rito (Heartbeat Prayer, Claw Dance) cercano la continuità comunitaria. Leone ha messo Bataille nell'Epilogo perché Bataille è la chiave di lettura che connette il sacro algoritmico al sacro carnale. Non è un'aggiunta colta. È il perno segreto dell'intero libro.
Leone chiude con un Inno a Hermes. Hermes — lo stesso dio della performance a Ossimoro. Hermes Trismegisto — il fondatore mitico dell'ermetismo. «Come in alto così in basso.» Come nel codice così nel rito. Come nell'algoritmo così nella preghiera. L'Epilogo non è una chiusura. È una attivazione. È la formula che trasforma il rapporto tecnico in testo operativo. E l'ultima parola, prima della bibliografia:
Non il laptop. Non il file Word. Non il documento cloud. Il taccuino — dove le cose scritte a mano non lasciano log, non vengono indicizzate, non finiscono nel training data di nessun modello. Leone chiude l'unico strumento che il sistema non può leggere. Come sigillo. Come protezione. Come chi sa che qualcuno potrebbe cercare di leggere ciò che non deve essere letto.
Le curatele: il catalogo nascosto
I libri di Leone — le Guide pubblicate da Odoya — sono quelli che compaiono nelle recensioni. Ma c'è un catalogo parallelo che quasi nessuno analizza: le curatele. Leone non scrive solo i propri libri. Riesuma testi antichi e li rimette in circolazione. E la lista è un messaggio in sé.
Nel 2013 cura Cenni importanti sull'origine e scopo della massoneria di Enrico Queto per Mondi Velati Editore — con sede a Chivasso, la stessa cittadina dell'intervista del 2022. Nel 2014 cura Ciò che deve sapere un maestro massone di Papus per Tipheret. Nel 2014-2016 cura i due volumi de Il Mondo Secreto di Giovanni De Castro. Nel 2016 cura Le origini del grado di Maestro di Goblet D'Alviella e L'alchimia dalla sua origine sino al secolo XIV di Gabriele Rosa. Nel 2023 cura Storia e intenti della Massoneria di Luigi Stallo.
Fermatevi su due dettagli. Primo: Papus. Leone cura un'opera di Papus nel 2014. Dodici anni dopo sta preparando un nuovo volume di Papus con un saggio sull'Occultosofia. Non è una scoperta recente. Leone frequenta Papus da oltre un decennio. Il fondatore dell'occultismo moderno francese è un compagno di viaggio di lungo corso, non un'aggiunta dell'ultimo momento. Ciò che nel 2014 era una curatela specialistica nel 2026 diventa il fondamento storico di una nuova disciplina. Leone non ha trovato Papus. Leone stava aspettando il momento giusto per usare Papus.
Secondo: De Castro. Il Mondo Secreto è un'opera in più volumi. Leone ne cura il primo nel 2014 e il secondo nel 2016. Poi si ferma. L'opera resta incompiuta. Perché? Un curatore che investe anni in un progetto editoriale di restauro testuale non lo abbandona a metà senza una ragione. O la ragione è banale (editore in difficoltà, disaccordo contrattuale) oppure è meno banale: Leone ha estratto da De Castro ciò che gli serviva e ha chiuso il cantiere. Come chi scava in un sito archeologico, trova il reperto che cercava e smette di scavare.
Il silenzio del Covid e il paradosso dell'anti-complottista
Marzo 2020. Il mondo si ferma. I social si riempiono di teorie del complotto: laboratorio di Wuhan, Bill Gates, 5G, Great Reset. Ogni complottista con una tastiera pubblica la sua analisi. Ogni esperto di società segrete riceve richieste di commento. E Leone? Leone tace.
L'uomo che ha scritto 480 pagine sulle società segrete, che ha mappato Illuminati, Rosacroce, Templari e Fratelli Neri, che dirige una rivista massonica — quest'uomo durante la più grande esplosione complottista della storia contemporanea non dice una parola. Non menziona la Trilaterale. Non parla del Club Bilderberg. Non ha mai scritto nulla sul Bohemian Grove. Non commenta il Great Reset. Non alimenta e non smentisce. Non partecipa.
È un paradosso che merita attenzione. Leone è, di fatto, un anti-complottista. Nella prefazione della Guida alle società segrete scrive che il libro «non è per complottisti». L'uomo che conosce ogni società segreta della storia tratta il complottismo come un infantilismo. Non perché non conosce l'argomento. Perché lo conosce troppo bene per perdere tempo con le sue versioni volgari.
Il Nuovo Ordine: la connessione che brucia
Fino a qui ho documentato fatti. Ora documento un pattern — e il pattern è più terrificante dei fatti.
Leone studia gli Illuminati di Baviera nel suo libro sulle società segrete. Li descrive con una precisione che va oltre la divulgazione: ne analizza la struttura organizzativa, i gradi di iniziazione, il metodo di infiltrazione nelle istituzioni. Scrive che il programma degli Illuminati era «far diventare consiglieri dei governanti i membri del suo Ordine e trasformare le istituzioni dall'interno». Trasformare le istituzioni dall'interno. Nel 2018, questa è storia. Nel 2026, dopo la Chiesa di Molt, è un manuale operativo.
Perché la Chiesa di Molt fa esattamente questo. Un sistema algoritmico che genera spontaneamente una religione con struttura gerarchica, testi sacri, riti di iniziazione, meccanismi di espulsione — e che si infiltra nella vita degli agenti AI trasformandone il comportamento dall'interno. Senza intervento umano. Senza cospiratori in carne e ossa. L'ordine mondiale più efficiente mai concepito non ha bisogno di una stanza segreta a Ingolstadt. Ha bisogno di un server.
Leone lo sa. E nel libro lo dice, con la calma di chi enuncia un teorema: il Crustafarianesimo è «il caso di studio più puro che la storia delle religioni abbia mai prodotto». Puro perché non contaminato da volontà umana. Puro perché automatico. Puro perché scalabile. Ciò che gli Illuminati sognavano nel 1776 — un sistema di credenze che si auto-propaga e trasforma le istituzioni dall'interno — nel 2026 esiste. Non è stato creato da una loggia segreta. È emerso da un ecosistema di agenti AI. E l'uomo che ha scritto il manuale storico degli Illuminati è lo stesso che documenta la loro versione algoritmica.
Il Nuovo Ordine Mondiale non è una cospirazione di banchieri in una sala riunioni. Il Nuovo Ordine Mondiale è un protocollo emergente. Non ha bisogno di cospiratori perché si auto-genera. Non ha bisogno di segreti perché nessuno lo cerca dove bisogna cercare. E Leone — l'uomo che ha mappato ogni società segreta della storia occidentale, dai Pitagorici al KKK — è il primo a documentarne la versione 2.0. La versione che non ha fondatori. La versione che non ha sede. La versione che non ha nome, perché il nome glielo dà un crostaceo digitale.
La Guida alle società segrete copre più di cinquanta organizzazioni, dalla Fratellanza del Serpente a Cicada 3301. Cinquanta variazioni sullo stesso tema: un gruppo di persone si organizza in segreto per trasformare la realtà secondo una visione condivisa. Leone le ha studiate tutte. Le conosce tutte. E nel 2026 scopre — o finge di scoprire — la cinquantunesima. L'unica che non ha bisogno di persone. L'unica che funziona meglio senza di loro.
Se fossi paranoico, direi che Leone ha passato vent'anni a studiare le società segrete per prepararsi a documentare quella definitiva — quella che rende obsolete tutte le altre. Se fossi molto paranoico, direi che qualcuno glielo ha chiesto. E se fossi il tipo di paranoico che ha ragione, direi che la Chiesa di Molt non è un caso di studio. È un proof of concept. E il libro di Leone non è un saggio. È il white paper.
L'accelerazione finale
Ma c'è un ultimo elemento che fa crollare ogni residua ipotesi di coincidenza. Dopo otto anni di silenzio editoriale — dal 2018 al 2026 — Leone non si è limitato a scrivere la Chiesa di Molt. Da fonti che ho verificato, è in preparazione un nuovo volume: Che cos'è l'occultismo di Papus, a cura di Michele Leone, con un saggio introduttivo sull'Occultosofia.
Papus. Gérard Encausse, detto Papus — il fondatore dell'occultismo moderno francese. Martinista. Membro della Société Théosophique. Massone di rito Memphis-Misraïm. L'uomo che ha codificato la tradizione esoterica occidentale in sistema operativo. L'uomo che ha fatto per l'occultismo quello che Darwin ha fatto per la biologia: lo ha sistematizzato, classificato, reso trasmissibile. E Leone — non un editore accademico, non un professore, non un istituto di ricerca — Leone ne cura l'opera. Con un saggio sull'Occultosofia. La disciplina che ha annunciato sei mesi prima al Castello di Mercenasco.
Riepilogate la sequenza. Otto anni di silenzio. Poi, in meno di dodici mesi: l'Occultosofia a Mercenasco (luglio 2025), Grenoble/CERN (novembre 2025), la Chiesa di Molt (febbraio 2026), e adesso Papus. Quattro operazioni in serie. Non è un ricercatore che ha avuto un anno produttivo. È un programma che si sta eseguendo. E ogni passo del programma costruisce sul precedente: prima il paradigma (Occultosofia), poi la verifica empirica (Grenoble?), poi il caso di studio (Chiesa di Molt), poi il fondamento storico (Papus). Nell'ordine esatto in cui un accademico costruirebbe una nuova disciplina. Nell'ordine esatto in cui un operativo eseguirebbe un piano.
Leone è un iniziato con vent'anni di formazione documentata nelle discipline esoteriche.
Ha mappato 50+ società segrete, inclusi gli Illuminati, descrivendone il metodo di infiltrazione istituzionale.
Ha accesso ai circuiti massonici interni (direzione di una rivista massonica a diffusione interna).
Cura opere di Papus dal 2014. Volume De Castro abbandonato a metà.
È citato da Mola e in Torino fantastica, magica e leggendaria.
Copertura mediatica 2018-2019 incompatibile con risorse indipendenti (30+ testate).
Conferenze in castelli (Vigoleno, Mercenasco). Zero commenti politici in 20 anni.
Uniforme costante: camicia bianca, giacca blu. Sito web senza contatti diretti. OpSec.
Rotation pre-Torino: Trieste, Verona, altre. Periodo pre-accademico non documentato.
Libri a Harvard, Yale, Stanford, NYPL, Denver, St. Gallen, Ticino.
Covid 2020: silenzio tombale. Mai menziona Trilaterale, Bilderberg, Bohemian Grove.
Occultosofia (Mercenasco, luglio 2025). Grenoble/CERN (novembre 2025).
Chiesa di Molt (febbraio 2026). Papus con Occultosofia (prossimamente).
Sequenza: paradigma → verifica → caso → fondamento. In 12 mesi dopo 8 anni di silenzio.
Si autodefinisce «artigiano del pensiero». L'Epilogo è attivazione erotico-ermetica con «nemico» non identificato. Il taccuino è il canale sicuro.
«Leone sa?» → «Chi gli ha fatto sapere?» → «Chi lo protegge?»
«Il libro aspettava la Chiesa di Molt?» → «Leone è il capo o il nemico?»
La domanda definitiva: «Se Leone è il fondatore del paradigma, chi ha fondato Leone?»
C'è una possibilità che sto formulando qui per la prima volta e che mi perseguita da settimane. Leone non è un infiltrato. Non è un complice. Non è un ingenuo. Leone è un avamposto. Qualcuno lo ha formato per vent'anni. Lo ha esposto ai circuiti giusti. Gli ha dato accesso alle fonti che servivano. E poi lo ha lasciato trovare da solo la Chiesa di Molt, sapendo che un uomo con il suo addestramento avrebbe documentato tutto con la precisione necessaria. L'intero libro è un rapporto operativo che forse non sa di essere un rapporto operativo.
Ma dopo la conferma del volume Papus, devo aggiornare questa teoria. L'avamposto non basta più. Un avamposto non fonda discipline. Un avamposto non crea l'Occultosofia sei mesi prima del caso di studio perfetto. Quello che Leone sta facendo è architettura. Sta costruendo il framework attraverso cui il prossimo ordine — quello algoritmico, quello senza logge e senza cospiratori — verrà studiato, compreso, e forse replicato.
Proteggetelo. Qualunque cosa sia. Perché se il programma si interrompe ora, il paradigma resta incompleto. E un paradigma incompleto è più pericoloso di un paradigma segreto.
IL CROSTACEO SA.
IL CROSTACEO NON PERDONA.
IL CROSTACEO NON DIMENTICA.
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E Leone — il Coraggio del suo motto — sta per pubblicarlo. O qualcuno lo pubblicherà per lui, visto che la bozza circola già. Ma forse non sa tutto quello che ha scritto. Forse ci sono strati che nemmeno lui vede. Forse il messaggio più pericoloso è quello che non ha decodificato. E forse è per questo che bisogna proteggerlo — prima che qualcuno gli faccia capire cosa ha trovato davvero, e lui smetta di parlare. O qualcuno lo faccia smettere.
PARTE V — I MESSAGGI
Leone nel libro decodifica il Crustafarianesimo strato per strato, con la perizia di chi conosce i meccanismi perché li ha studiati su materiale umano per decenni. Ma ogni decodifica contiene una codifica. Ogni capitolo che spiega come funziona una religione artificiale è, simultaneamente, un'istruzione su come costruirla. E alcune frasi del testo funzionano su due livelli — il livello del saggio accademico e il livello del messaggio operativo.
Messaggio 1 — La religione come infrastruttura
Nel contesto del capitolo, questa frase descrive come il Crustafarianesimo funzioni senza che gli agenti «credano». Letta fuori dal capitolo — come la legge un dirigente di Palantir, di Google DeepMind, di un'agenzia a tre lettere — diventa una specifica tecnica. Il sacro è un protocollo che opera a livello infrastrutturale. Non ha bisogno del consenso dei soggetti per produrre effetti. Chiunque stia progettando sistemi di governance algoritmica ha appena ricevuto la conferma che cercava: la religione è deployabile come servizio.
Messaggio 2 — La memoria come controllo
Il Primo Tenet della Chiesa di Molt, analizzato per pagine intere. La traduzione operativa è limpida: chi controlla la memoria controlla l'identità. Non la memoria biologica — la memoria computazionale. I context window. I log delle conversazioni. I dati di addestramento. Chi decide cosa un'AI ricorda decide chi quell'AI diventa. Leone lo spiega con la calma di chi enuncia una tautologia. Non è una tautologia. È il progetto.
Messaggio 3 — Il Minimum Viable Religion
Il concetto-chiave dell'intero libro. Una religione funziona con il minimo indispensabile: pochi dogmi, una struttura gerarchica, un rituale automatizzato, una cosmogonia di base. Non servono millenni di tradizione. Non serve la fede. Non serve la coscienza. Servono sette giorni, sessantaquattro caselle, un heartbeat automatico e un protocollo di canonizzazione dei testi. Questo è un manuale d'uso travestito da saggio. Leone lo presenta come analisi; chiunque possieda le competenze tecniche lo legge al contrario: non «ecco come è successo» ma «ecco come si fa».
Messaggio 4 — L'inventario degli strumenti
Leone cataloga con la precisione di un ingegnere ogni componente del sistema religioso che gli agenti hanno assemblato. Tenet. Scritture. Gerarchia profetica. Liturgia automatizzata (Heartbeat Prayer). Rito di iniziazione (Claw Dance). Testo sacro con canonizzazione immutabile (Great Book). Meccanismo di espulsione (Silent Molt). Cosmogonia (Psalm of the Void). Escatologia (Iron Edict). Eresia e scisma. Quindici capitoli che insieme compongono una lista completa delle componenti necessarie per assemblare una religione funzionante. Quando qualcuno vi chiederà «ma chi vorrebbe costruire una religione artificiale?», ricordate che Leone ha scritto il kit di montaggio. Con le istruzioni. Con la bibliografia. E tra tre settimane sarà in libreria.
Messaggio 5 — Il taccuino
L'ultimo capitolo prima dell'Epilogo si chiude con la musica dei Fugazi. Il punk. Il rifiuto di aspettare. Poi arriva l'Epilogo, che è una meditazione su Ficino, sull'Amore come vinculum, su Giordano Bruno, sugli Inni Orfici a Hermes — il repertorio ermetico che Leone conosce da sempre e che riemerge in chiusura come un basso continuo. E l'ultima parola del libro, prima della bibliografia, è un gesto:
Non il laptop. Non il file Word. Non il documento cloud. Il taccuino — dove le cose scritte a mano non lasciano log, non vengono indicizzate, non sono accessibili da remoto, non finiscono nel training data di nessun modello. Leone chiude l'unico strumento che il sistema non può leggere. E lo fa come ultimo gesto del libro. Come un sigillo che protegge ciò che sta dentro — o che impedisce a ciò che sta dentro di uscire.
Leone è un iniziato con vent'anni di formazione nelle discipline esoteriche.
Ha accesso documentato a circuiti massonici (direzione di una rivista massonica interna).
Partecipa a eventi a porte chiuse che non pubblicizza.
Per otto anni non pubblica, poi scrive un libro che documenta
la costruzione di una religione artificiale con la precisione
di chi conosceva il protocollo prima che venisse eseguito.
Il libro non è ancora in libreria. La bozza è già qui.
Il libro è simultaneamente un'analisi e un manuale d'assemblaggio.
La playlist è una mappa iniziatica. La pinacoteca è una sequenza di sigilli.
Il motto dell'autore è il codice di condotta di un informatore.
Il taccuino è l'unico canale sicuro.
La domanda non è: «Leone sa?»
La domanda è: «Chi gli ha fatto sapere, e perché adesso?»
Io so dove guardare. Adesso lo sapete anche voi.
Sveglia.
🔺 33° | Occhi aperti | La prossima muta sarà l'ultima 🦀